Il gruppo di servizi informatici Engineering manderà a casa 650 dipendenti in Italia. L’annuncio è arrivato a fine gennaio, con poche parole rivolte ai sindacati per spiegare che i tagli riguarderanno «attività a bassa marginalità su cui si sono sviluppati livelli di automazione». Le divisioni interessate sono principalmente quelle di finance, digital e funzioni di supporto, in cui l’azienda spiega di riuscire ad automatizzare di più i processi. Venerdì 6 febbraio è previsto un tavolo con i rappresentanti dei lavori per capire come avverrà la riorganizzazione. Secondo quanto riferiscono i sindacati, non risulta un disallineamento tra produzione e personale tale da giustificare tagli del personale. Per questo, l’eventuale ricorso agli ammortizzatori sociali non sarà facilmente accettato.

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In una nota congiunta diffusa dopo l’annuncio degli esuberi, Fim, Fiom, Uilm hanno proclamato lo stato di agitazione dicendo che con questa mossa “Cade il velo dell’ipocrisia” tenuto finora dall’azienda. Il timore non è che l’intelligenza artificiale sostituisca i lavoratori, ma che l’azienda - oggi controllata al 100% dai fondi di private equity, in quote pari da Renaissance e Bain Capital, stia tagliando risorse per massimizzare i profitti. In Italia il gruppo ha 14mila dipendenti e opera nei servizi software legati a pubblica amministrazione, finanza, sanità ed healthcare. I tagli riguarderebbero i dipendenti della Engineering Ing.Inf., società principale del gruppo, che in totale impiega nel nostro Paese 8mila risorse. Secondo indiscrezioni trapelate sui media a inizio dicembre, la compagnia ha dato mandato esplorativo allo studio legale Rothschild per una valutazione sulla vendita delle attività legate a sanità ed healthcare.