L’aumento degli assegni di invalidità negli ultimi anni non dipende dall’addio a Reddito e pensione di cittadinanza e dalla loro sostituzione con l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro. Ma è una diretta conseguenza dell’inverno demografico. A dirlo è l’Inps, che in un documento visionato da Il Messaggero prova a smentire, numeri alla mano, quanto circolato nelle ultime settimane dopo un’analisi della Cgia di Mestre.
Allo scorso 31 dicembre 2024 il numero delle pensioni di invalidità erogate in Italia ammontava a 4,3 milioni, di cui quasi 900mila sono prestazioni previdenziali (per chi ha versato contributi) e circa 3,4 milioni sono di natura civile (puramente assistenziali e basate sul reddito). La crescita delle prestazioni civili rispetto al 2020 è stata del 7,4%, mentre quelle previdenziali sono diminuite del 14,5%.
Secondo la Cgia di Mestre «l’abolizione del Reddito ha lasciato vulnerabile una fascia della popolazione caratterizzata da difficoltà occupazionali strutturali» e «l’aumento delle pensioni di invalidità civile potrebbe aver rappresentato per molte famiglie l’unica forma concreta di sostegno economico disponibile». «Dimostrare una correlazione diretta - prosegue l’Ufficio studi della Cgia - risulta impraticabile, il dubbio che vi sia stata una qualche connessione tra i due fenomeni rimane, in particolare al Sud».







