Il regime minimizza e parla di “fughe di gas”, ed è vero che due esplosioni in un paese di 90 milioni di persone due volte e mezzo più grande del Texas non dovrebbero fare notizia. Ma l’Iran non è il Texas, e non solo perché ha dieci volte più riserve di petrolio dello stato meridionale degli Usa (200 miliardi di barili il primo, “solo” 20 miliardi il secondo), ma soprattutto perché l’ultima volta che nell’ex Persia si sono verificate una serie di esplosioni – a maggio del 2025 – di lì a poco è scoppiata una guerra – quella dei Dodici giorni il giugno dello stesso anno. Senza dimenticare che nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno spostato numerose unità navali da guerra nei mari al sud del grande Paese mediorientale. Sabato almeno una persona è rimasta uccisa e 14 ferite in un’esplosione nel porto iraniano meridionale di Bandar Abbas.

L’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim ha affermato che i rapporti sui social media che affermano che un comandante della marina della Guardia Rivoluzionaria era stato preso di mira nell'esplosione sono «completamente falsi». L’agenzia Irna, organo ufficiale del regime, ha anche smentito che si sia verificato un attacco con droni al quartier generale della Marina del Corpo delle Guardie della Rivoluzione nella provincia di Hormozgan (di cui Bandar Abbas è la capitale). Secondo i media iraniani, che non hanno fornito altri dettagli, le cause della detonazione sono oggetto di indagine.