“Giornalista e viaggiatore”. Così si definiva Fabio Scuto, per molti anni redattore, inviato e poi corrispondente da Gerusalemme di Repubblica, scomparso ieri all’età di 68 anni. Il Medio Oriente e il Nord Africa sono stati a lungo il teatro principale dei suoi itinerari: li aveva frequentati per tre decenni. Nella Città Santa delle tre religioni aveva trascorso più di un terzo di quel tempo, raccontando le moderne tribù di Israele e il conflitto israeliano-palestinese. Nel nostro giornale era entrato nel 1987, dopo una laurea in Storia e Scienze Geografiche all’Università La Sapienza di Roma e poi un master alla Scuola di giornalismo della Luiss. Mentre studiava aveva iniziato il suo apprendistato giornalistico in varie testate: Eugenio Scalfari ne riconobbe le conoscenze e il talento, assumendolo per rinforzare ulteriormente la redazione Esteri. La sua passione era il Medio Oriente. Nel corso degli anni firma reportage dal Marocco, dall’Algeria, dalla Tunisia, dalla Libia, dall’Egitto, dall’Iran, dall’Iraq, dalla Giordania, dal Libano, dalla Siria, dalla Turchia. Nel 1988 è inviato a Cipro per intervistare il terzo presidente della sua storia, nel 1989 segue a Beirut la guerra civile libanese, nel ’90 intervista Yasser Arafat, il capo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Negli anni della guerra del Golfo è in Siria, in Iraq e in Tunisia, poi si occupa dell’esplosione integralista in Algeria. Dopo un passaggio all’ufficio centrale e al Venerdì, nel 2000 ritorna al desk Esteri come vicecaporedattore, ma continua anche a viaggiare: l’anno seguente, mentre è negli Stati Uniti per un sabbatico, scrive sulle indagini dell’Fbi dopo l’attacco terroristico di al Qaeda dell’11 settembre alle Torri Gemelle di New York.