Perché Nicolas Féraud non si dimette? «Perché non abbandono la nave in tempesta», risponde lui orgoglioso. Perché poi gli toccherebbe ricominciare a lavorare, cosa che non fa da dieci anni, visto come svolge l’unica attività a cui si dedica, la gestione di Cran Montana, rispondono i cinici; che poi aggiungono: poiché il primo cittadino, prima, si occupava di progetti di sviluppo economico e turistico, non è il momento migliore per tornare all’antico, per di più con un curriculum peggiorato. Perché poi come farebbe a pagarsi lo psicologo da cui è in cura dopo il rogo de Le Constellation, visto che, come ha confessato lui stesso, piange ogni giorno, insinuano i maligni?
La battuta non è peregrina. La cittadina è piccola, ma la gente non mormora e lo stipendio è grande. Rinunciare alla poltrona di primo cittadino di Crans, per dignità, per agevolare lo sviluppo delle indagini, per sottrarsi ai riflettori, perché si è sbagliato, per mettere a tacere le malelingue, per qualsiasi altro, validissimo, motivo è infatti una sciagura economica molto prima che politica. Il sindaco della perla del Vallese infatti guadagna duecentomila euro l’anno, più del presidente del Consiglio italiano, tanto per avere un termine di paragone. Per di più, abbiamo scoperto, che a fronte del lauto indennizzo non corrisponde praticamente alcuna responsabilità. Se il Comune non fa i controlli, vengono indagati i tecnici addetti alla sicurezza e non lui. Se in conferenza stampa delira e, anziché abbozzare delle scuse, fa la parte lesa del rogo e lo dice pure, viene licenziato l’addetto stampa. Se nessuno dice alla polizia di salvare le videoregistrazioni dei giorni successivi alla tragedia, lui è solo uno spettatore inconsapevole, non spettava a lui segnalare. Se c’è da prendere i fischi in pubblico, manda avanti la vicesindaca.







