Il consolidamento è questione di vita o di morte per il settore delle Telecomunicazioni (Tlc) in Europa. Se ne discute da anni, i nodi sono venuti al pettine e se è vero che gli operatori stanno cercando nuove vie per recuperare competitività – è sul B2B che sono puntati i riflettori ossia sui servizi a valore che spaziano dall’intelligenza artificiale ai data center passando per cybersecurity e IoT – reggere la pressione di mercato non è affatto semplice: sui prezzi non è stata mai deposta l’ascia di guerra, soprattutto in Italia dove il perimetro dal mobile si è esteso al fisso con la fibra proposta a tariffe decisamente al ribasso rispetto ai desiderata iniziali.Un minimo recupero arriverà dagli aumenti tariffari scattati già a gennaio per effetto dell’adeguamento all’inflazione e non solo. Ma non sarà sufficiente per venirne a capo anche perché gli investimenti nelle nuove reti, quelle in fibra e soprattutto nel 5G, si dovranno necessariamente fare tanto più se si vorrà portare a casa il rinnovo illimitato delle licenze per le frequenze (quelle in scadenza nel 2029) proposto dalla Commissione europea nel Digital Network Act e che nel “patto” con le telco prevede una timeline serrata sugli investimenti nelle nuove reti a fronte del rinnovo non oneroso.In Europa quasi 400 operatoriIn questo momento è sul consolidamento nel mobile che è concentrata l’attenzione. Ma anche sul fronte del fisso lo scenario dovrà evolvere. Troppi gli operatori in Europa e continuano a proliferare i “virtuali” (le compagnie low cost che non hanno rete proprietaria): stando alla ricognizione di Mediobanca di novembre scorso l’Europa conta 34 operatori infrastrutturati e 350 virtuali laddove negli Stati Uniti se ne contano appena 3 infrastrutturati e circa 70 sono i virtuali per non parlare della Cina che con oltre il doppio degli abitanti dell’Europa conta appena 4 operatori con rete propria e appena una quindicina di virtuali.E se da un lato le telco si sono date ai servizi di energia (e persino alle assicurazioni) anche le energy company hanno ampliato le loro offerte includendo quelle per la telefonia mobile e la fibra. Una “mossa” che potrebbe generare l’ennesimo effetto boomerang: più offerte, più competizione, più ribasso dei prezzi, più aggravamento della crisi delle telco.Iliad-WindTre è l’unica via possibileE veniamo allo scenario che si va prefigurando. Ing Thing ha pubblicato un’interessante analisi (a firma del senior strategist Jan Frederik Slijkerman) su cosa potrebbe accadere in Europa e in Italia, nel ricordare le principali operazioni di consolidamento già messe a segno: Fastweb+Vodafone e l’acquisizione di Sparkle da parte di Retelit e Ministero dell’Economia (che deve però ancora essere finalizzata). L’unione di Fastweb e Vodafone ha portato a quattro gli operatori infrastrutturati ma bisognerà scendere a tre, il numero ottimale di operatori per paese a garanzia della sostenibilità economico-finanziaria delle telco e della concorrenza per i consumatori. Non va dimenticato che in Italia la fusione fra Wind e Tre nel 2016 avrebbe già portato a tre il numero di operatori se non fosse stato per l’obbligo imposto dalla Commissione Ue (col senno di poi un clamoroso errore) di un quarto operatore sul mercato a garanzia della concorrenza (da cui derivò lo sbarco di Iliad sul mercato italiano).Iliad già nel 2023 aveva messo gli occhi su Vodafone (con un’offerta da 10,5 miliardi che fu però rifiutata). Poi l’interesse è virato su Tim ma l’ingresso di Poste nella telco (Tim) di cui è diventato il principale azionista ha di fatto spento ogni “entusiasmo” nonché ridotto al minimo, per non dire a zero, il margine d’azione. Anche perché stando a rumors Tim dovrebbe “inglobare” Poste Mobile (che vanta 5 milioni di clienti, primo operatore nella classifica dei virtuali) e si starebbe già lavorando ai dettagli finanziari. A questo punto il cerchio si stringe e l’unica opzione possibile In Italia resta quella di un’integrazione fra Iliad e WindTre. “In Italia intravediamo margini di M&A tra Iliad e Wind Tre di CK Hutchison – si legge nell’analisi di Ing –. Una fusione tra Tim e Iliad è diventata improbabile, considerato il nuovo azionista (Poste, ndr)”.E cominciano a spuntare ipotesi anche per quel che riguarda il consolidamento del mercato Fwa (Fixed wireless access): “Riteniamo che abbia senso per gli operatori di telecomunicazioni acquisire il business dell'accesso wireless fisso di Eolo”, si legge ancora nell’analisi di Ing.Chi compra e chi vendeSecondo Ing però ci sono “buyer” e “seller” ossia attori classificati come acquirenti e altri come venditori: Iliad è nella lista dei buyer mentre Ck Hutchison (la società cinese che ha in pancia WindTre) è in quella dei seller. Dunque sarebbe Iliad ad acquisire WindTre? Stando ai rumors le cose si starebbero mettendo diversamente: le due società avrebbero accelerato sulle trattative (c’è che chi addirittura scommette sull’annuncio del merger già entro il mese di marzo) e l’operazione si starebbe configurando come paritetica ossia una newco fifty-fifty. Non è da sottovalutare però l’aria che tira in Europa nei confronti dei cinesi (nel nuovo Cybersecurity Act Ue c’è una forte stretta sui fornitori considerati “ad alto rischio”, in primis Huawei e Zte di cui le telco dovrebbero dunque “liberarsi” definitivamente) e dunque non è da escludersi che la questione abbia un peso nell’ambito di un’eventuale merger e che l’ago della bilancia penda più a favore dei francesi per le questioni relative alla proprietà e alla governance. Ma siamo alle pure speculazioni. E poi c’è la questione Antitrust: al momento della fusione fra Wind e Tre (nel 2016) fra le condizioni imposte dalla Commissione europea il divieto per la newco WindTre di effettuare acquisizioni “correttive” del mercato per un periodo di 10 anni: dunque prima del 2027 l’operazione tecnicamente non potrebbe andare in porto.Kkr potrebbe uscire da FiberCop (ma non ora)E veniamo al mercato della fibra. “Riteniamo bassa la probabilità di una fusione tra Open Fiber e FiberCop, poiché entrambe le società sembrano attualmente seguire strategie operative proprie”, si legge nell’analisi di Ing, posizione peraltro oramai condivisa da buona parte delle società di consulenza e analisi pur se l’auspicio di una fusione fra le due compagnie continua ad essere considerata l’opzione ottimale. Secondo gli analisti di Intermonte “le difficoltà operative e finanziarie comuni a FiberCop e Open Fiber, unitamente ai bassi tassi di adozione commerciale sulle coperture Ftth – circa il 20% per entrambi gli operatori – dovrebbero indurre gli azionisti di entrambe le società ad accelerare le trattative per la rete unica, che a nostro avviso rappresenta anche una precondizione per una futura quotazione di FiberCop, verosimilmente non prima del 2027”.Ma c’è un passaggio nell’analisi di Ing che apre a uno scenario inedito: “I cambiamenti nella proprietà del private equity probabilmente porteranno cambiamenti anche nel panorama europeo delle telecomunicazioni”, preannuncia Ing che nell’accendere i riflettori in particolare su Vodafone Spagna e FiberCop ritiene che “entrambe le società saranno vendute nei prossimi anni, così come alcuni operatori di reti in fibra ottica”. Dunque gli americani di Kkr stando alla previsione potrebbero valutare di uscire da FiberCop.
Come cambieranno le telecomunicazioni in Europa, per Iliad e WindTre è matrimonio forzato?
È l’unica opzione rimasta sul tavolo per riportare a tre il numero di operatori mobili infrastrutturati a garanzia della sostenibilità di tutto il comparto







