In Europa la scuola primaria e secondaria è sempre più chiamata a rispondere a una molteplicità di obiettivi: trasmettere conoscenze di base, sviluppare competenze digitali, rafforzare le lingue straniere, educare alla cittadinanza, alla sostenibilità, alla salute e persino all’imprenditorialità. Un ampliamento continuo delle funzioni che, in molti Paesi, si è tradotto in un aumento del numero di materie e delle ore di lezione già nelle fasce d’età più basse. Il risultato è un sistema che, secondo genitori ed esperti, rischia di trasformare la scuola in un percorso formativo ad alta intensità, con carichi di lavoro elevati, programmi frammentati e una pressione costante su studenti e famiglie.
Un confronto tra i sistemi educativi europei mostra differenze significative, ma anche una tendenza comune: programmi sempre più densi e un carico settimanale che cresce rapidamente. In Grecia, per esempio, il curriculum della scuola primaria prevede fino a 13-14 materie obbligatorie. Accanto a lingua, matematica e scienze, gli alunni studiano storia, geografia, educazione sociale e politica, religione, informatica, musica, arte, educazione fisica e partecipano ai cosiddetti “laboratori di competenze”, introdotti negli ultimi anni. L’inglese è obbligatorio fin dal primo anno di scuola, mentre una seconda lingua straniera viene aggiunta negli ultimi due anni della primaria. L’orario scolastico riflette questa complessità. Nei primi anni si parte da circa 24 ore settimanali, che diventano 26 ore nelle classi intermedie e arrivano a 30 ore a settimana negli ultimi due anni della primaria. Le lezioni durano 45 minuti e iniziano la mattina presto; a questo si aggiungono i programmi a tempo pieno pomeridiani, che prolungano la permanenza a scuola fino al tardo pomeriggio. Una struttura pensata per arricchire l’offerta formativa, ma che solleva interrogativi sulla sostenibilità dei ritmi per bambini di sei o sette anni.







