Consultata 15 miliardi di volte al mese, la web-enciclopedia è sotto l’attacco di Musk. Eppure, secondo gli esperti, resta un argine contro l’apocalisse cognitiva
di Olga Noel Winderling
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Lo scorso ottobre, durante la WikiConference North America a Manhattan, un uomo è salito sul palco e si è puntato una pistola alla tempia. Indossava un cartello con la scritta “pedofilo non offensivo e anti-contatto” e ha spiegato che si sarebbe ucciso per protestare contro la politica di Wikipedia che blocca e banna gli editor che si dichiarano attratti dai bambini. Due membri del team lo hanno disarmato, sventando il più insolito attacco all’enciclopedia web che in 25 anni ne ha collezionati parecchi. Fino a diventare il bersaglio di Elon Musk, dei repubblicani del Congresso e degli influencer di destra: secondo loro, Wikipedia manipola la realtà.
Una tesi condivisa da Larry Sanger, uno dei due fondatori, che dopo aver sbattuto la porta nel 2002 si è unito a chi la considera anche una fucina di fake news. L’altro fondatore, Jimmy Wales, al contrario, ha da poco pubblicato The Seven Rules of Trust: A Blueprint for Building Things That Last (Random House), cercando di applicare gli insegnamenti di Wikipedia a un mondo sempre più fazioso e privo di fiducia. “L’enciclopedia non è ancora all’altezza dei miei obiettivi”, ha ammesso al New York Times. “Ma paradossalmente la nostra imperfezione è il motivo per cui le persone credono in noi: cerchiamo di essere davvero trasparenti. A volte vedi l’avviso “La neutralità di questa pagina è stata contestata” o “La sezione seguente non cita alcuna fonte”. E alla gente piace”. Se errare è umano, a fare la differenza è come si gestisce lo sbaglio. Per dire: il 26 maggio 2005 un editor non registrato creò un falso articolo sul giornalista John Seigenthaler, affermando che in passato era stato tra i sospettati degli omicidi di John e Robert F. Kennedy. L’atto vandalico venne riconosciuto e corretto solo mesi dopo, ma nonostante le polemiche Jimmy Wales difese la politica che consente la modifica degli articoli anche da parte di utenti anonimi – incoraggiando la cooperazione – pur introducendo requisiti più severi, soprattutto per le biografie dei viventi.








