A sinistra hanno scambiato il premier Giorgia Meloni per Eolo, il dio dei venti. Altrimenti non si spiega il motivo per cui, come un disco rotto, dal Pd e dal M5S continuano ad addossarle responsabilità politiche, naturali, geofisiche, telluriche- che andrebbero certamente ricercate altrove.
E Niscemi è, purtroppo, diventato il palcoscenico perfetto per questa sceneggiata. Una frana antica, strutturale, riattivata a più riprese nell’arco di tre secoli. Ma nel racconto delle opposizioni tutto viene ridotto a una colpa immediata, recente, governativa. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha dato la disponibilità a riferire alla Camera il 4 febbraio alle 11. Non basta. Pd, M5S e Italia Viva pretendono che sia Giorgia Meloni a presentarsi in Aula. E l’attacco parte frontale sul ministro siciliano della Protezione civile. «Aveva sul suo tavolo il documento che invitava a intervenire», accusa Angelo Bonelli. «L’unica cosa che Musumeci può fare è dimettersi, ha dimostrato la sua totale inadeguatezza».
Il Pd alza il tiro con Marco Sarracino: «Visto che il ponte sullo Stretto non vedrà mai la luce e c’è un miliardo di euro bloccato, proponiamo di usare quelle risorse per l’emergenza», ha spiegato ad Agorà. Poi la sparata ideologica: «Il piano per contrastare i cambiamenti climatici non è stato finanziato perché la destra mondiale, con Trump e in Italia con la Meloni, non ci crede».










