Sempre più spesso sotto tiro, sottopagati – 1500 euro per gli agenti di prima nomina più 5 euro di indennizzo al giorno – e se sparano per difendersi il procedimento penale è pronto ad attenderli. Con tutte le gravi implicazioni psicologiche, famigliari ed economiche del caso. È anche per questo che nelle ultime ore la rabbia dei sindacati di polizia sta crescendo. Un’ondata di indignazione più che comprensibile dopo l’iscrizione nel registro degli indagati per omicidio volontario del poliziotto che lunedì sera, vedendosi puntare un’arma contro, ha sparato per difendere la vita propria e quella del collega.
A terra Abderrahim Mansouri, un 28enne di origine marocchina, irregolare sul territorio nazionale con precedenti penali per spaccio, rapina, resistenza e lesioni. Un’indagine dovuta si è detto, come quella dei carabinieri del caso di Ramy Elgaml, che però già pesa come un macigno sulla vita di un agente con vent’anni di servizio e una carriera impeccabile alle spalle che, nel buio della sera, non ha avuto nessun modo di stabilire (in frazioni di secondo) se quell’arma che gli veniva puntata contro, da 31 metri di distanza, era la replica perfetta e senza tappo rosso - di una pistola vera, una Beretta 92.












