Ieri Donald Trump è tornato a rilanciare sul suo social network Truth una delle teorie cospirative più fantasiose e ampiamente smentite emerse dopo le elezioni presidenziali del 2020: il cosiddetto "ItalyGate", che chiama in causa l'Italia e in particolare l'azienda di difesa Leonardo.

Il post condiviso dal presidente proviene dall'account "THE SCIF" (che si autodefinisce "Digital Operator, Creator, Intelligence Researcher") e ripropone un concentrato di accuse già confutate da investigatori federali e statali, tribunali e fact-checker internazionali.

Il post arriva quasi in contemporanea con una perquisizione dell'Fbi in un centro elettorale in Georgia dove era presente anche la direttrice dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard, che sta guidando gli ennesimi sforzi di Trump per riesaminare le elezioni e individuare potenziali reati.

Le accuse: da Atlanta all'Italia, passando per Obama e la Cina

Il messaggio rilanciato da Trump contiene due filoni principali di accuse. Il primo riguarda la State Farm Arena di Atlanta, Georgia, dove secondo il post sarebbero state estratte "valigie piene di presunte schede fraudolente da sotto i tavoli" dopo la chiusura del centro elettorale. Le stesse pile di schede, prosegue la narrazione, sarebbero state elaborate "più e più volte" durante la notte fino a quando Biden non avrebbe superato Trump.