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Non nasce per intrattenere o assistere, nasce come una piattaforma, un corpo standard su cui altri possono scrivere comportamenti, testare reazioni, addestrare movimenti, osservare cosa succede quando una macchina entra in uno spazio umano e deve imparare a rispettarne le regole non scritte, quelle che nessun manuale spiega e che nessun algoritmo conosce davvero

Eravate stanchi dei soliti robot umanoidi che vi fanno un po’ paura? Quelli che vediamo nei video dove vi mettono le stoviglie della lavatrice con estrema precisione (ma con una lentezza esasperante) e in ogni caso avreste paura che di notte vi possano strangolare? Ebbene, allora c’è Sprout.

Sembra uscito da un film della Pixar senza stonare, è basso e morbido e ha una faccia che cambia espressione e non ha nulla di quell’estetica robotica che negli ultimi anni ci ha insegnato a pensare alle macchine come a qualcosa che prima o poi ci schiaccerà un dito, un lavoro, una vita, e infatti guardandolo viene spontaneo pensare a Wall-E o a Baymax, insomma a quell’immaginario rassicurante, protettivo, giocattoloso (alla Disney lo stanno già usando).