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Dalle sale del cinema alla realtà, perché amiamo e temiamo così tanto i robot?

Il primo robot domestico che ricordo non è entrato a casa mia, è entrato in un cinema. Era il 1980, avevo dieci anni, in mezzo ai miei genitori, seduto su quelle poltrone di velluto color bordeaux che sapevano di polvere e caramelle Rossana, davanti allo schermo in cui Alberto Sordi portava a casa Caterina, la domestica perfetta: cucina, stira, non si stanca mai, sorride sempre e non fa mai la faccia da “poi ti parlo in cucina” che conoscevo bene nelle domestiche e baby sitter in carne e ossa.

Tuttavia Caterina, vi ricordate? Programmata per obbedire, a un certo punto cominciava a fare domande, diventava gelosa, pretendeva attenzioni come una vera donna (e il protagonista, Sordi, voleva liberarsi dalle donne perché diventate insopportabili, chissà se lo hanno visto le femministe di oggi quel film, se l’hanno messo all’indice). Insomma Albertone, come ogni padrone convinto di comandare, finiva con il difendersi dal suo stesso acquisto.