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In cinque anni già risolti i contratti con 222 aziende. La stretta farà aumentare i costi, ma tutelerà il brand
Negli ultimi cinque anni Prada ha interrotto i rapporti commerciali con 222 fornitori e sub-appaltatori a seguito di violazioni dei requisiti di conformità, nell'ambito di una strategia di controllo della filiera definita a «tolleranza zero». Lo riporta il Financial Times, ricostruendo l'evoluzione dei sistemi di audit adottati dal gruppo a partire dal 2020, in un contesto di crescente attenzione regolatoria sul settore moda-lusso italiano. In questo periodo di tempo Prada ha condotto oltre 850 ispezioni presso fornitori diretti e indiretti, localizzati prevalentemente nel Nord e Centro Italia. Secondo quanto comunicato dall'azienda, più del 25% degli audit si è concluso con la rescissione dei contratti, un dato che evidenzia un livello di non conformità superiore agli standard medi del settore. Attualmente la rete produttiva del gruppo comprende circa mille fornitori e sub-appaltatori, sottoposti a procedure di monitoraggio rafforzate. Le violazioni riscontrate includono infrazioni rilevanti del diritto del lavoro, come la presenza di dormitori all'interno degli stabilimenti produttivi, carenze nei sistemi di salute e sicurezza e criticità nella gestione dei rifiuti industriali. Questi elementi rappresentano non solo un rischio reputazionale, ma anche potenziali passività legali.






