Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

La strategia "soft" del pm Storari per cercare di ripulire la catena produttiva. Se le maison di moda non cambiano rotta in arrivo commissariamenti e interdittive

Dalle prime ore del mattino fino a sera inoltrata, ieri Milano ha vissuto una di quelle giornate che segnano un passaggio di fase. I carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro hanno bussato alle porte di tredici grandi marchi del lusso per consegnare altrettanti ordini di esibizione documentale firmati dal pm Paolo Storari. Un elenco che, sulla carta, potrebbe valere come un campionario dei grandi nomi del fashion internazionale: Dolce & Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia, Off-White Operating. Maison che, secondo quanto emerge dalle carte, compaiono nei fascicoli dell’inchiesta come possibili committenti di una filiera dove appalti e subappalti avrebbero alimentato condizioni di lavoro irregolari in laboratori gestiti da imprenditori cinesi. Gli ordini arrivati in sede non sono semplici richieste di informazioni: indicano i fornitori critici individuati dagli investigatori, il numero dei lavoratori trovati in condizione di sfruttamento e perfino gli articoli del brand rinvenuti negli opifici clandestini, pronti a tornare verso la casa madre. In un'unica parola: caporalato.