BOLOGNA – “E’ un disastro. Ed è anche un po’ frustrante, perché cala l’attenzione ma qui non cambia niente, al di là degli annunci, i bambini continuano a morire di freddo. Sono già undici dall’inizio dell’inverno. Alcuni erano neonati di poche settimane”. Giorgio Monti, storico medico del pronto soccorso del Sant’Orsola, risponde al telefono dalla clinica di Emergency a Deir al-Balah, vicino a Khan Younis, centro-sud di Gaza. La sera un drone gli vola basso sopra la testa mentre aggiunge, per messaggio: “Dopo il cessate il fuoco si sono ridotti gli attacchi per frequenza ma ce ne sono ancora molti, soprattutto a ridosso della linea gialla, la linea di confine tra l’area di controllo militare e quella dove vive la popolazione sfollata. Dal cessate il fuoco sono morte 492 persone e 1356 sono state ferite”.
Macerie e aiuti che mancano
“Ci sono ancora le macerie per strada, bisognerebbe ripristinare strumenti, strutture, case – racconta Monti - Al mercato trovi la carne, la verdura e la frutta, hanno prezzi ancora abbastanza alti, ma arrivano, ci sono. Purtroppo però non sono state aperte allo stesso modo le linee degli aiuti. Anzi, calano. Dall’1 al 26 gennaio ne sono entrate 37 tonnellate, a dicembre erano 62. Ci sono arrivate mille tende, ma ne servirebbero molte di più, perché con la pioggia e il vento dell’inverno che c’è si deteriorano facilmente”. Quindi, prosegue il medico, “il fatto è che se hai soldi, vivi un po’ meglio, ma altrimenti stai male come prima”.






