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Ultimo aggiornamento: 7:10

Pornografia significa rappresentazione (graphé) di una situazione in cui una o più persone si vendono (pórne). In senso più specifico: persone che si prostituiscono, ossia vendono il proprio corpo per dare piacere a chi è disposto a ricambiare, con denaro o altro.

Non è mia intenzione operare un banale esercizio di etimologia, magari inutile per la maggior parte di coloro che leggono, bensì di sottolineare un concetto implicito nel termine pornografia. Il concetto implicito è questo: non c’entra tanto il corpo, il sesso, lo scandalo e l’eventuale oscenità delle questioni rappresentate – qui saremmo nel campo dell’etica e della sensibilità individuale – quanto piuttosto che corpo e sessualità diventano strumenti per il potere e il lavoro, e qui siamo nel campo della giustizia ed eventualmente della legge.

Mi spiego con un esempio: una persona che usufruisce di materiale pornografico e una che lavora nel settore, pur trattandosi di una questione riguardante la vendita e l’acquisto di materiali legati al corpo, non sono e non possono essere oggetto di iniziative e giudizi legati alla giustizia o, meno ancora, alla legge. In un paese civile, dove non si vuole lasciare il settore in mano alla criminalità o comunque all’anarchia, dovrebbe essere così anche per la prostituzione, al netto di varie regolamentazioni (fiscale, igienica, di luoghi deputati etc.), ma questo discorso specifico ci porterebbe lontano e quindi non lo approfondisco. Le questioni legate al “piacere” (cercato o procurato), insomma, possono dividere sul piano dell’opinione personale, ma quando si tratta di adulti consenzienti non dovrebbe riguardare altri ambiti.