Fabrizio Corona spiega che lo scopo della sua vita oggi è quello di portare alla luce le verità nascoste, scardinare i sistemi di potere, confezionare l’«unico programma d’inchieste d’Italia», altro che Report, altro che Giletti, per dare al popolo sovrano- di cui lui si sente il paladino- la narrazione onesta del reale, non le balle che rifilano; non esclude nemmeno di fare una lista civica, nel futuro. Si definisce finemente «lo Sceriffo di Nottingham col c...o duro, prima ero Robin Hood, rubavo ai ricchi per dare a me». Si paragona a Biagi, Santoro, Luttazzi, sostenendo che quello contro di lui è un nuovo «editto bulgaro».

Corona, che è pazzo (parole di mamma Gabriella) ma non scemo, nel quotidiano è mosso da un’unica urgenza impellente: fare i soldi, non importa come, sono la sua droga ma anche l’unica cosa che lo può eventualmente proteggere. Perché facendo i calcoli, dopo Falsissimo – Il prezzo del successo, ultimo capitolo del suo podcast in cui insulta e sputtana mezza Mediaset e non solo, saranno almeno venti le persone che lo quereleranno per diffamazione, perché- a parte Enrico Papi, il Gabibbo e Iva Zanicchi non ha risparmiato nessuno. Carico e livoroso, dopo la decisione dei giudici di stoppare la sua campagna mediatica contro Alfonso Signorini, su istanza di quest’ultimo, Corona-non-perdona ha confezionato un revenge-podcast in cui nel mirino c’erano dirigenti televisivi, ex premier, giornalisti, volti noti, ex amici, autori, produttori.