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Il tycoon: "Ha accettato per il freddo". Zelensky lo ringrazia. Fonti russe avevano anticipato lo stop ai raid sulle centrali elettriche
"Non bombardare Kiev e altre città ucraine per una settimana". Putin ha accettato di farlo, sostiene il tycoon. "Ed è stato molto bello da parte sua". Una "dichiarazione importante", anche secondo Zelensky, che ringrazia. Che qualcosa si stia muovendo in una cornice che possa andare oltre una parziale tregua è emerso pure nel primo round tra le delegazioni statunitensi, ucraine e russe lo scorso fine settimana ad Abu Dhabi: accordo su vari punti e un bis di trattative domenica negli Emirati Arabi, senza escludere un futuro faccia a faccia tra il presidente ucraino e russo ma con sede ospitante che può essere solo Mosca, ha ribadito il Cremlino.
Intanto dalle 5 di ieri mattina, ora italiana, sarebbe entrata in vigore una prima tregua, energetica, raggiunta proprio negli Emirati, il cui presidente Bin Zayed ieri era a Mosca dove ha insistito sull'impegno per promuovere pace e stabilità globale. Lo stop semi-permanente agli attacchi alle infrastrutture energetiche non ha avuto conferme ufficiali, ma la notizia è stata riportata anche dal fondatore delle Unità Speciali ucraine Kraken e la non smentita del portavoce di Putin equivarrebbe a una conferma. Mosca in cambio avrebbe ottenuto l'astensione di Kiev a puntare impianti petroliferi e petroliere russe. I combattimenti continuano invece nel Donbass, al centro del contendere diplomatico e fulcro dell'eventuale accordo. Gli ucraini si stanno preparando "assieme agli Usa" al secondo round, ha detto ieri da Bruxelles il ministro degli Esteri gialloblù, Sybiha. La delegazione statunitense sarà assente, secondo il consigliere presidenziale russo Ushakov: Washington e Kiev hanno concordato che sia ora di lasciar spazio ai bilaterali. Dagli Usa è considerato un segnale positivo pure lo spiraglio emerso ieri da Bloomberg. Nuovo indirizzo finanziario di Mosca con priorità alla stabilità economica e al riequilibrio dei conti rispetto a nuovi aumenti della spesa per la guerra. L'agenzia cita le previsioni triennali del ministero dell'Economia. I settori legati agli ordini di difesa e componenti militari, droni e munizioni vedranno una crescita annua del 4-5 per cento quest'anno rispetto al 30 per cento circa degli ultimi anni. Rallenta l'espansione della produzione di armi alimentata da ingenti fondi e turni di lavoro h24 che hanno tolto manodopera al settore civile. Il ridimensionamento dell'economia di guerra è insomma già su carta, in favore di investimenti per il sociale ed economia reale.






