Il 2025 è stato l’anno delle barriere tariffarie e “non tariffarie”. I dazi “in moto perpetuo” di Trump, quelli “riducendi” (e ora ridotti) dei Paesi dell’area di libero scambio del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), le tribolazioni infinite delle dogane inglesi post-Brexit. Considerato tutto ciò, i dati diffusi ieri dall’Istat sul commercio nel 2025 con i paesi extra Ue possono considerarsi molto positivi anche alla luce dei 56 miliardi di saldo commerciale favorevole all’Italia.
Anzitutto l’export verso i paesi extra Ue (che rappresenta il 49,1% di tutto il commercio estero italiano) è cresciuto del 2,3% (rispetto al +1,3% del 2024), trainato dalle maggiori vendite di beni di consumo non durevoli e beni intermedi. La tempesta dei dazi trumpiani, che si sarebbe dovuta abbattere dal 7 agosto scorso (e quindi per quasi cinque mesi) si è rivelata un vento favorevole all’export italiano cresciuto del 7,2%.
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È tuttavia l’incertezza ciò che caratterizza le relazioni commerciali con gli Usa (il nostro secondo mercato, dopo la Germania, dove destiniamo il 10,4% dei nostri prodotti): un’incertezza che si delinea nell’andamento degli ultimi mesi dallo spavento di agosto (-21,1% rispetto allo stesso mese del 2024), al rimbalzo di settembre (+34,7%), all’assestamento di ottobre (9,7%), alla flessione di novembre (-2,9%) e finire alla limatura di dicembre (-0,4%).







