BRUXELLES – I ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno deciso ieri una nuova tornata di sanzioni contro il governo iraniano, a seguito delle repressioni contro le manifestazioni popolari che hanno insanguinato il paese nelle scorse settimane. Tra le misure, anche l’inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle entità terroristiche. Nel frattempo, i Ventisette hanno preso le distanze da un eventuale intervento americano contro l’Iran.
«Non si può non rispondere alla repressione», ha spiegato a Bruxelles l’Alta Rappresentante Kaja Kallas. «Qualsiasi regime che uccide migliaia di propri cittadini sta lavorando per la propria fine». Tra le altre cose, le nuove misure sanzionatorie colpiscono 21 soggetti - 15 individui e sei entità - coinvolti nella violenta repressione delle recenti proteste nel Paese. Tra questi, anche il ministro degli Interni, Eskandar Momeni. Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio in Europa.
Cambio di passo su un tema controverso
Quanto all’inserimento dei Guardiani della Rivoluzione nella lista delle entità terroristiche (insieme a Hamas e Al Qaida) siamo dinanzi a un cambio di passo, tanto l’argomento è stato tradizionalmente controverso. In questo senso, nel commentare la scelta, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha voluto sottolineare: «Questo non significa che non si debba continuare a dialogare, che non si debba continuare a parlare». Ciò detto, Roma ha ridotto di metà la sua presenza diplomatica in Iran.










