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Ultimo aggiornamento: 16:40
In confronto a gennaio 2021, i salari reali degli italiani sono più bassi dell’8,1%. Ecco l’ultimo aggiornamento dell’Istat, che fotografa la situazione di dicembre 2025. Le retribuzioni stanno lentamente recuperando un po’ di potere d’acquisto, ma è ancora notevole la distanza dal periodo precedente la fiammata inflazionistica iniziata nel 2022. Anche se gli stipendi salgono in valore assoluto, quindi, resta alta la perdita causata dal carovita che negli anni scorsi ha viaggiato molto più velocemente. Da questo punto di vista, lo Stato è tra i peggiori datori di lavoro possibili: i contratti collettivi della pubblica amministrazione, infatti, sono tutti scaduti a fine 2024 e quelli relativi al triennio 2022/24 sono stati rinnovati in ritardo nel corso del 2025. Nel settore privato, invece, il 73,8% dei contratti risulta rinnovato, quindi ancora in vigore.
Rispetto a settembre 2025, quando rispetto al 2021 eravamo sotto dell’8,8%, la situazione è leggermente migliorata. I lavoratori con il contratto scaduto e in attesa di rinnovo sono oggi 5,5 milioni, il 42,2% del totale, gruppo composto per oltre metà da dipendenti pubblici (circa 3 milioni). Il tempo medio di attesa del rinnovo è di 18,9 mesi. La crescita media delle retribuzioni nel 2025 è stata pari al 3,1%. Frutto di una crescita del 3,2% nel settore privato e del 2,7% nel pubblico. Ecco perché il recupero del potere d’acquisto è stato reso possibile soprattutto grazie all’inflazione contenuta, che si è fermata all’1,7%, e non a un particolare dinamismo dei rinnovi contrattuali.






