PORDENONE - Sette anni per dimostrare che sul modulo del consenso informato, allegato agli accertamenti sul tasso alcolemico alla guida, la firma non è stata messa da lui. Un automobilista della provincia di Pordenone ha dovuto attendere il pronunciamento della Cassazione per ottenere una perizia super partes, cioè da un consulente tecnico d'ufficio. Il secondo passaggio in Corte d'appello a Trieste ha confermato quello che l'uomo ha sempre sostenuto: la firma non era la sua. «Dopo sette anni - spiega l'avvocato Marco Del Zotto, che ha seguito l'automobilista in tutte le fasi di giudizio - è stato assolto dall'accusa di calunnia». La guida in stato di ebbrezza nel frattempo si è prescritta, anche se secondo il legale pordenonese ci sarebbero stati margini per annullare anche quella parte di sentenza.
Tutto nasce da un incidente stradale in A4, avvenuto nel territorio comunale di Palmanova. L'uomo resta ferito in modo non grave, viene portato in ospedale e sottoposto agli esami alcolimetrici. Il risultato è preoccupante: nel sangue ha un tasso alcolemico di quasi 2 grammi/litro. Un dato che l'automobilista attribuisce ai farmaci che assume per curare una malattia. Porta la documentazione al suo legale. «È durante la verifica delle carte - spiega Del Zotto - che ci accorgiamo dell'anomalia. La firma sul modulo del consenso informato non era la sua». Si sottopone a interrogatorio, spiega che non riconosce come sua la firma e chiede una perizia calligrafica. La Procura di Udine chiude le indagini. La difesa risponde con una perizia sulla firma favorevole all'imputato, il Pm replica con una controperizia che stabilisce il contrario e indaga l'uomo anche per calunnia.






