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Il risultato del sondaggio promosso dall'emittente pubblica svizzera dimostra che nemmeno in Svizzera piace come la procura vallese sta conducendo l'indagine
A quasi un mese dai gravissimi fatti di Crans-Montana, che ha portato alla morte di 40 giovanissimi e al ferimento di altri 116, i dubbi sull'operato della procura di Sion crescono, invece di diminuire. E non è una percezione solo italiana, benché il nostro Paese sia finito nel mirino della politica svizzera per la presa di posizione del governo, che ha richiamato l'ambasciatore a Roma per ottenere la collaborazione delle autorità svizzere. Da un sondaggio condotto da RSI, Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, ossia l'emittente di servizio pubblico, emerge che nemmeno gli svizzeri sembrano avere fiducia nell'indagine delle autorità vallesane.
Nello specifico, il fronte del no è avanti con il 71% contro il 27% dei sì e solo l'1% ha dichiarato di non avere un'opinione. Questo su una base di voto di oltre 1660 persone che hanno deciso di dare una propria opinione sul caso di cronaca più discusso della Svizzera. Le risposte, come emerge dai commenti forniti nello stesso spazio, arrivano per lo più dalla Svizzera francofona, che è quella di cui fa parte il Canton Vallese. "Fin dall'inizio, si avverte una sorta di pudore e di prudenza eccessiva da parte delle autorità locali nell'ammettere negligenze a tutti i livelli. Questa cortesia fuori luogo sa di paura di urtare il proprio vicino più o meno prossimo e di guastarsi con persone con cui si interagisce da vicino o da lontano. È per questo motivo che un'inchiesta extra-muros è necessaria per ripristinare la fiducia nel nostro Paese", scrive una lettrice di Rsi.







