Non soltanto le liste d’attesa, croce dei piemontesi, ma la mobilità attiva (pazienti in entrata) e passiva (in uscita verso altre Regioni) e la gestione dell’emergenza–urgenza. Allo studio, a proposito di liste d’attesa, l’attivazione della Centrale Operativa – Sistema Torino, “quale strumento di governo unitario e integrato delle agende e dei percorsi di accesso alle prestazioni, a beneficio degli assistiti e dell’intero sistema sanitario locale”. Le Asl e gli ospedali fanno reciprocamente squadra per migliorare e aumentare l’offerta sanitaria, così da soddisfare la domanda, come anticipato da La Stampa non più tardi di tre giorni fa.
Ottimizzare risorse e abbattere le attese
E’ quello che avevamo anticipato: scambiarsi le prestazioni da erogare in base alle capacità produttive delle singole aziende e alle loro specificità, ottimizzando l’impiego del personale e delle apparecchiature. Non ultimo: evitando sovrapposizioni. Una sorta di mutuo soccorso tra aziende finora mai sperimentato in Piemonte, e che ancora una volta potrebbe fare scuola nel resto d’Italia.
Accordo tra Asl Torino e Città della Salute
Ieri la conferma ufficiale in una nota congiunta di Asl Torino e Città della Salute, alle quali presto si aggiungerà il Mauriziano. Le prime due aziende “hanno avviato un percorso di lavoro congiunto volto a rafforzare l’efficienza, l’integrazione e la sostenibilità del sistema sanitario torinese”. Così al termine dell’incontro i direttori generali di Asl Torino e Città della Salute, Carlo Picco e Livio Tranchida. «Questo percorso – rimarca Picco – presenta un passaggio fondamentale per rafforzare il coordinamento tra le aziende sanitarie del territorio e garantire ai cittadini risposte sempre più appropriate e tempestive. Lavorare in modo integrato su liste di attesa, emergenza-urgenza e percorsi di tutela significa mettere concretamente al centro i bisogni degli assistiti e migliorare l’efficienza complessiva del sistema». «La collaborazione strutturata tra le aziende sanitarie torinesi è un elemento strategico per valorizzare le competenze, ottimizzare l’utilizzo delle risorse e garantire una risposta coordinata ed appropriata ai bisogni di salute del territorio, in particolare nell’ambito delle prestazioni specialistiche e dell’alta complessità», aggiunge Tranchida.







