Confermate per il referendum le date del 22 e 23 marzo. Il Tar del Lazio respinge il ricorso del Comitato dei 15 che con la proposta di un nuovo quesito ha raccolto e depositato in Cassazione quasi 550 mila firme.
Ma a far alzare i toni delle opposizioni è, più della decisione del Tar, la bocciatura degli emendamenti al dl Referendum per il voto dei fuorisede su cui la stessa Elly Schlein aveva chiesto alla premier Giorgia Meloni un ripensamento: «Siamo in un paese che ha visto l'astensionismo andare oltre il 50% - l'appello non raccolto della segretaria dem - Ci eravamo illusi che fosse un problema sentito da tutte le forze politiche. Evidentemente ci eravamo sbagliati».
Gli emendamenti bocciati, a firma Più Europa, Pd, M5S Avs, Azione, Iv, puntavano a consentire a lavoratori e studenti fuorisede di votare al referendum anche fuori dal comune di residenza. Ma sul punto il parere del Governo è stato da subito contrario perché, secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati «dei problemi tecnici dovuti ai tempi». «Temo che l'unica vera ragione sia il fatto che questo è un referendum confermativo senza quorum» il commento della deputata dem Marianna Madia, prima firmataria dell'emendamento Pd. Per Vittoria Baldino (M5S), la maggioranza «non vuole permettere ai cittadini fuorisede di votare al referendum e si nasconde dietro presunte esigenze tecniche, ma dovrebbe assumersi la responsabilità di dire che questa è una scelta politica», mentre secondo il segretario di Più Europa Riccardo Magi «la scelta é uno schiaffo a tutti quei milioni di italiani che lavorano e studiano fuori». E Filiberto Zaratti di Avs sentenzia: «La verità è che hanno paura del voto».










