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Ultimo aggiornamento: 7:39
La ferita più profonda del tessuto urbano e culturale di Venezia degli ultimi decenni, ovvero l’incendio del suo più grande teatro, compie 30 anni: infatti il 29 gennaio 1996 mentre La Fenice era chiusa per lavori di manutenzione, un incendio doloso l’ha avvolta completamente, divorando platea, palchi e soffitto, lasciando solo le mura perimetrali in piedi e gettando nel dolore la città e il mondo musicale internazionale.
La causa del rogo si rivelò ben presto umana, non accidentale: due elettricisti, Enrico Carella e Massimiliano Marchetti, verranno accusati di aver appiccato il fuoco per evitare penali dovute ai ritardi nei lavori di restauro. L’inchiesta guidata dal magistrato Felice Casson mise in luce una catena di superficialità e negligenze che facilitarono la distruzione, inclusa la disattivazione degli allarmi e la mancanza di acqua nei rii circostanti per i vigili del fuoco.
Il processo si concluse con la condanna in via definitiva dei due responsabili, mentre la città affrontò la complessa sfida della ricostruzione. Seguendo lo slogan “com’era, dov’era”, ispirato alla ricostruzione del campanile di San Marco, Venezia e l’Italia decisero di restituire al mondo il suo teatro più simbolico. Sotto la direzione dell’architetto Aldo Rossi e con l’instancabile lavoro di centinaia di artigiani, il teatro venne quindi ricostruito in stile ottocentesco, con materiali e tecniche che richiamavano l’originale. Il nuovo edificio riaprì al pubblico il 14 dicembre 2003 con un concerto inaugurale affidato a Riccardo Muti, mentre la prima opera messa in scena fu La traviata.






