Della piattaforma da cui si lanciava il leggendario aviatore Angelo D'Arrigo e che richiamava appassionati del deltaplano da ogni parte del mondo non c'è più traccia.

Sprofondati sotto la frana di Niscemi anche la casa di una famiglia che tutti conoscevano in paese per la vita campestre che conduceva e il casolare utilizzato da un pastore che portava al pascolo il gregge di pecore: sono ridotti a un cumulo di macerie. Dall'alto si notano mobili, residui di elettrodomestici. Solo un pezzo della strada piastrellata della passeggiata da cui si poteva ammirare il paesaggio è rimasto intatto, il resto è collassato. C'è solo uno strapiombo, adesso.

Lo scenario disastroso è ben visibile dal belvedere della cittadina che vive di angoscia: è una delle zone rosse dove l'ANSA è entrata con alcuni operatori della Protezione civile e col presidente dell'Assemblea siciliana, Gaetano Galvagno.

Al belvedere si arriva percorrendo via IV novembre, cinquanta metri circa. Qui sono cinque le palazzine evacuate, alcuni abitanti hanno trovato ospitalità da perenti altri si trovano nel palazzetto dello sport, adibito a dormitorio dal Comune. "Ci hanno chiesto di lasciare le case per il pericolo di crollo, ma senza mostrarci l'ordinanza di sgombero che nessuno finora ha visto", dice uno dei residenti accalcati sulle transenne presidiate dalle forze dell'ordine e dai volontari della protezione civile locale.