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Dramma e mistero. Musetti: domina Djokovic ma si ritira per il solito dolore. Jannik batte Shelton e troverà il serbo
Esiste davvero la paura di vincere? La domanda ce la dobbiamo fare, e seppur sottovoce se la fa anche Lorenzo Musetti: "Non so perché succeda, ci devo ragionare". Meno male che c'è Jannik Sinner insomma, ma in una giornata così non si può essere felici del tutto. L'aria è quella del dramma, "perché stavo giocando la partita migliore della mia vita contro il più forte di sempre: non potete immaginare quanto sia incazzato". E in questo caso è impossibile edulcorare le parole di Lollo.
Due set a zero contro Djokovic e noi che già sognavamo una semifinale degli Australian Open tutta italiana, noi compreso lui. Poi quel dolorino verso l'inguine all'inizio del secondo set nel terzo è diventato una sentenza, strappo o stiramento che sia. Difficile trattenere le lacrime, e non è la prima volta: a Parigi l'anno scorso fu lo stesso contro Alcaraz, ancor prima è accaduto nella finale di Monte Carlo. "Sempre la gamba destra, come al Roland Garros. E pensare che prima dell'avvio della stagione ho fatto dei test medici per scongiurare episodi come questo. Tutto ok, e invece". Invece magari è anche questione di testa, chi lo sa. E di certo servirà un abile solutore per cancellare i dilemmi del tenero Lorenzo, che non si meritava questo finale: niente terzo posto nel ranking, niente sfida con Jannik, niente sogno di uno Slam. Che tristezza.






