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Ad Atene il serbo batte dopo tre ore il toscano ma dice no alla kermesse di Torino. Niente derby con Sinner

Stremato, steso per terra, la maglia stracciata come l’incredibile Hulk: a 38 anni Novak Djokovic trova ancora le motivazioni per vincere una battaglia di tre ore nella finale di un 250. D’altronde quando uno è cannibale non gli si può chiedere di fare la dieta: bisogna solo imparare. Soprattutto poi quando riesce a dare una lezione di sportività, che poi si traduce nella festa di Lorenzo Musetti e del tennis italiano, perché la notizia è che per la prima volta alle Atp Finals gli azzurri saranno due. E il regalo del giocatore più vincente di sempre è assolutamente meritato. Novak dunque rinuncia a Torino, e lo fa a modo suo, battendo la mano su petto dell’avversario appena sconfitto (4-6, 6-3, 7-5) per dirgli «tranquillo, io non ci vado». Libera il posto per chi lo ha sempre sognato, e lo fa con classe: «Tutti sappiamo cosa voglia dire giocare match così serrati e perdere dopo 3 ore di grande tennis – dirà ancora alla premiazione - . Ho il massimo rispetto per te, Lorenzo: la cosa positiva è che il tuo tennis eccezionale. Abbiamo giocato contro su diverse superfici: si sa che giochi meglio sulla terra, ma sei talmente migliorato anche indoor che il tuo futuro sarà brillante ». A cominciare da domani.