Dopo oltre 10 anni di avanti e indietro, Tim manda rinuncia alle azioni di risparmio. La semplificazione della struttura azionaria, che nel 2015 era stata stoppata in assemblea da Vivendi (allora primo socio con il 20%), ieri è passata con oltre il 99% di voti favorevoli. Via libera anche alla riduzione del capitale sociale a 6 miliardi di euro, destinando l'importo risultante a riserva legale e a riserva disponibile di patrimonio netto e alla nomina di Lorenzo Cavalaglio e Alessandra Perrazzelli, già cooptati nel Consiglio di amministrazione di Tim a settembre e dicembre scorso.

«Abbiamo dato un segnale forte di cambiamento e di attenzione verso gli investitori», ha commentato il chief financial officer Piergiorgio Peluso, regista insieme all'ad Pietro Labriola dell'operazione storica. «Per anni il mercato ha guardato alla doppia categoria di azioni di Tim come a un retaggio del passato da superare.

Ci sono stati vari tentativi in passato, ma oggi l'assemblea con una larghissima maggioranza ha dato il via libera definitivo» scrive, rimarcando quanto la giornata sia importante: «semplifichiamo il capitale sociale, rendendolo più leggibile per gli investitori internazionali; allineiamo i diritti di tutti gli azionisti; ottimizziamo la struttura patrimoniale, anche grazie alla contestuale riduzione del capitale sociale».