Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Le tensioni geopolitiche spingono di nuovo i tassi fissi verso il 4%

Dalla fine del 2024 la Bce ha tagliato i tassi di 100 punti, dal 3 al 2%; lo spread tra Btp e Bund è sceso da 150 a meno di 60 punti; l’inflazione (arrivata fino alla soglia del 9% nel 2022) si è addomesticata sotto al 2 per cento. Eppure, per chi sta programmando di comprare una casa e di accendere un mutuo, le prospettive non sono invitanti: il tasso fisso sta tornando al 4% e quello variabile resta poco più sotto. I tempi dei tassi all’1% o anche meno sono finiti: un ritorno in tempi ragionevoli è da escludere. Vediamo perché.

Prima di tutto i prezzi: l’immobiliare si mantiene su quotazioni massime, cresciute molto dopo la pandemia, specie nelle grandi città. Poi gli stipendi che, grazie a tagli fiscali e trasferimenti, hanno sì recuperato il potere d’acquisto perduto negli anni dell’inflazione, ma sono comunque cresciuti meno dei prezzi delle case. E infine, terzo elemento a cui guardare, le tensioni geopolitiche mondiali, che in estrema sintesi hanno generato una corsa al riarmo sostenibile solo con maggiore spesa pubblica, maggiore debito governativo e quindi rendimenti e dunque tassi d’interesse più alti. La Germania, in proposito, è un caso emblematico: se fino a un paio di anni fa il Bund rappresentava il titolo governativo a basso rendimento per eccellenza, ora sta rialzando la testa proprio in seguito alle spese che Berlino intende affrontare sul fronte interno e della difesa.