Cosa ci faceva in una camera di un b&b a due passi da piazza Duomo un banchiere ucraino in grado negli anni di acquistare istituti di credito e di siglare affari milionari? E, soprattutto, come è morto quello stesso banchiere? Davvero, come pare, qualcuno lo ha ucciso e poi buttato dalla finestra nel tentativo di inscenare un gesto estremo? Interrogativi ancora senza soluzione a cui dovranno dare una risposta investigatori e inquirenti che indagano sul mistero di via Nerino. Perché l’uomo trovato morto venerdì sera nel cortile dell’elegante condominio del centro di Milano era Oleksandr Adarich, cinquantaquattro anni, nazionalità ucraina e un infinito elenco di interessi nel suo paese d’origine e nel resto d’Europa.

La certezza dei poliziotti della Squadra mobile, coordinati dal pm Rosario Ferracane, è che Adarich fosse arrivato poco prima in città — non ci sono sue tracce prima di quel venerdì — per concludere un affare che evidentemente non poteva essere portato a termine a distanza. E per questo l’indagine si sta concentrando sulla vita lavorativa dell’uomo, che nel 2006 è stato inserito nella classifica dei cento migliori top manager in Ucraina. Nato nell’ottobre del 1971 a Pavlohrad, cinquecento chilometri da Kiev, si era laureato in finanza nel 1999 all’università di Kharkiv, iniziando un’ascesa che lo avrebbe portato a intrecciare la sua vita con le più grandi banche ucraine. Fino a diventare il presidente di UkrSibbank, per volume d’affari il quarto istituto finanziario del paese che sotto la sua gestione era riuscito ad attirare investimenti anche dal colosso Bnp Paribas. Poi erano arrivate le esperienze in Fidobank, con una serie di acquisizioni multimilionarie, e in Eurobank, di cui Adarich aveva detenuto il 50% delle quote. E non era mancato qualche guaio con la giustizia, come il coinvolgimento in un’inchiesta su oltre quattrocento milioni di grivnia, al cambio più di otto milioni di euro, che sarebbero spariti dai conti. Il suo nome, rimasto anche invischiato in una causa sulla gestione di alcuni affari nel porto di Odessa, negli ultimi tempi rimanda invece a una holding con sede in Lussemburgo.