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27 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 16:07

Decine di miliardi l’anno: è il costo per l’Europa della competizione interna sul fisco e i salari. Una somma utilissima per rilanciare l’economia in affanno del Vecchio continente, alla disperata ricerca di soldi per il piano di riarmo, il sostegno all’Ucraina, la transizione verde e digitale. I numeri si evincono dal rapporto firmato dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo, dal titolo “Il futuro dell’armonizzazione della politica fiscale dell’Ue”, presentato a Bruxelles il 27 gennaio. “Per la prima volta vengono analizzati in modo dettagliato e approfondito i costi della cosiddetta ‘non Europa’, e cioè quelli della mancata armonizzazione dei sistemi tributari dei Paesi membri”, ha dichiarato l’eurodeputato M5s Pasquale Tridico, ex presidente Inps. Secondo il parlamentare di Strasburgo, “Paesi come l’Italia sono stretti nella doppia tenaglia di un dumping fiscale, come quello praticato da Paesi come Lussemburgo e Irlanda, e sociale favorito dalle forti delocalizzazioni delle imprese verso l’Est Europa”.

Sono gli Stati a decidere i tributi e non l’Europa, ma la frammentazione delle regole impone costi pesanti in quattro aree: tassazione della ricchezza; tassazione delle crypto-attività; digitalizzazione delle amministrazioni fiscali; oneri di compliance fiscale per imprese e cittadini. L’obiettivo non è proporre un’imposta europea, bensì valutare i benefici di una maggiore coordinazione sui tributi. Ad esempio le criptovalute: ogni paese adotta definizioni e regole diverse. Eppure, secondo il rapporto, “nel 2024 la tassazione delle plusvalenze crypto avrebbe generato 4,7 miliardi di euro in Ue, con una possibile crescita oltre i 10 miliardi entro il 2035”. Secondo Tridico, una somma utile per “compensare in parte i dolorosi tagli a coesione e agricoltura”. Per raccogliere il bottino fiscale, si raccomanda la “definizione comune di eventi tassabili, standard condivisi di valutazione”.