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13 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:10
Stop alla direttiva contro le società di comodo utilizzate solo per pagare meno tasse. E addio alla tassa sulle transazioni finanziarie, in discussione dal 2013. La Commissione europea ha deciso di ritirare diverse proposte legislative chiave che ritiene non abbiano chance di passare. Come parte del programma di lavoro per il 2026, presentato a fine ottobre, l’esecutivo europeo guidato da Ursula von der Leyen ha preso atto dei mancati progressi e ufficializzato quindi l’intenzione di archiviare alcuni dei progetti più dibattuti degli ultimi anni. Tra cui la direttiva “Unshell”, concepita per contrastare i “gusci vuoti” mirati a eludere il fisco, e la decennale proposta di un’imposta comune sulle operazioni finanziarie all’interno dell’Unione, che avrebbe disincentivato la speculazione e le operazioni ad alta frequenza.
La tassa sulle transazioni finanziarie era stata proposta nel 2011, poco dopo la crisi finanziaria e nel pieno di quella dei debiti sovrani. L’obiettivo era duplice: frenare la speculazione e raccogliere nuove risorse pubbliche, fino a 57 miliardi di euro l’anno secondo le stime iniziali. La direttiva avrebbe introdotto un’aliquota minima comune dello 0,1% sulle transazioni relative ad azioni e obbligazioni e dello 0,01% sui derivati, da applicare alle operazioni effettuate da istituzioni finanziarie quando almeno una delle controparti avesse sede in uno Stato membro. La misura, ispirata alla tassa proposta dal premio Nobel per l’Economia James Tobin, si basava sul principio di residenza, così da tassare anche le operazioni spostate fuori dai confini europei.







