Una notte come tutte le altre è diventata, invece, una notte unica, drammatica e ineluttabile. È l’incubo giudiziario e morale di una notte torinese, quella in cui Davide Borgione, 19 anni, studente di Economia, ha perso la vita mentre tornava a casa in sella alla sua bici elettrica. Pioggia, buio, una strada semideserta e una Jeep che passa. Poi il silenzio. Il protagonista di questa vicenda, lo racconta La Stampa, è un funzionario di banca, 35 anni, incensurato. “Non mi sentivo tranquillo, c'era qualcosa dentro di me che mi rendeva inquieto”, ha raccontato ai vigili con il suo avvocato Anna Rosa Oddone, spiegando perché, dopo alcune ore, si è presentato spontaneamente alla polizia municipale.
Aveva visto Davide “procedere a zig zag con la bici”, poi lo aveva perso di vista. “Credo che sia stato quando mi sono fermato al semaforo”. Poco dopo, quella sensazione strana: “Ho avuto l’impressione di passare sopra a uno di quei dissuasori di sosta elettronici”. Un dosso fantasma, che però in via Nizza non esiste. L’uomo non ha dormito. Ha controllato su Google, ha chiamato un amico, ha riletto mentalmente quella sequenza di pochi secondi. Fino alla decisione di andare dai vigili.
DAVIDE BORGIONE CADE IN BICI. E MENTRE STA MORENDO, UNO SCIACALLO... ORRORE A TORINO












