«Davide era un ragazzo generoso e leale, riservato, ma capace di avere rapporti cordiali con tutti – ricorda Giovanna Possidente, docente di greco e latino che ha seguito Davide Borgione nel triennio al liceo classico D’Azeglio -. Era pieno di sogni, la musica e lo sport, soprattutto. Tutto questo lo aiutava a convivere con il grande dolore per la perdita del fratello, avvenuta quando aveva soltanto sedici anni. Non ne parlava mai, ma si vedeva che ne soffriva anche perché per lui quel fratello maggiore era un punto di riferimento importante. Era cresciuto un po’ più in fretta degli altri e, forse, anche per questo i suoi compagni si rivolgevano a lui quando c’era da organizzare qualcosa al di fuori dell’ambiente scolastico. Diciamo che era un trascinatore».

L’incidente

Professori e compagni di scuola ancora non se ne fanno una ragione, su come sia potuto morire in pochi secondi Davide Borgione, il ragazzo di 19 anni che venerdì sera è finito a terra in quello slargo tra corso Marconi e via Nizza, urtato da un’auto che non si è fermata. Tornava a casa dalla discoteca. Non aveva il casco. Ha battuto la testa. È arrivato all’ospedale Cto probabilmente già senza vita. «Trauma cranico», la causa del decesso dichiarata al pronto soccorso.