«Borgio vive». In questo slogan spruzzato con lo spray su uno striscione granata pronto a comparire domenica nello stadio del Toro. Nei fiori non ancora appassiti, anche se sono passati cinque giorni, appesi al palo tra via Nizza e largo Marconi. «Borgio vive» nelle chat e nei messaggi rimbalzati su migliaia di telefoni. Nelle raccolte di soldi dei suoi amici per le vittime della strada. E nelle parole d’amore, mai sciacquate dalla pioggia, rimaste su queste lettere. Sono ancora qui. Su un marciapiede di San Salvario. Su un pezzo di asfalto tra un sushi e un convento di suore. Da venerdì notte questo sarà per tutti e per sempre il posto di “Borgio”. Non solo quello in cui è morto. Ma quello in cui vive.

Il luogo dell’incidente: tra tragedia e speranza

L’incrocio in cui Davide Borgione è stato trovato a terra a 19 anni con la testa spaccata, a fianco della bici elettrica che aveva noleggiato per tornare a casa dalla discoteca, non è solo il simbolo della banalità del male. Il punto della strada dove due sciacalli hanno inchiodato per derubare un giovane inerme. Il luogo in cui Davide muore è anche quello in cui Borgio vive. Da qui non sono passati solo predoni, ma anche angeli. Ragazzi che hanno visto Davide e si sono precipitati dalle auto. Che hanno provato a salvarlo chiamando l’ambulanza.