L'iscrizione nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio volontario sembra aver convinto il centrodestra al governo ad accelerare sull'approvazione del pacchetto sicurezza targato Lega che prevede, tra le molte norme, quella comunemente abbreviata col nome di “scudo penale” perle Forze dell'Ordine. In questo modo un agente che svolge il suo lavoro non verrebbe automaticamente iscritto nel registro degli indagati, con tutto quello che questo atto comporta. Un punto sul quale la sinistra ha già annunciato barricate. Anche se ieri, proprio sulla morte del 28enne marocchino con una sfilza di precedenti penali piuttosto lunga, i vari esponenti dem hanno palesato un inconsueto basso profilo.

Tutti tranne il sindaco di Milano Beppe Sala, che in piena trance olimpica (leggi le polemiche sulla possibile presenza dell'Ice a Milano durante i Giochi) si è lasciato andare al solito sfogo contro il governo. Nel mirino questa volta è finito proprio il decreto sicurezza: «Sono contrario allo scudo penale, ma a spiegare quello che è successo», ha detto senza troppi giri di parole. Poi, dimenticando forse di estrema parte del centrosinistra, ha spiegato che c'è «un po' troppa tolleranza rispetto ai crimini commessi in particolare dagli spacciatori. Vedo spacciatori che vengono fermati, gli viene dato un avviso e una denuncia a piede libero e vanno avanti. Credo serva più severità e lo dico da uomo di sinistra». Un evidente cortocircuito della sinistra che in Parlamento critico l'inasprimento delle pene e sui territori gioca allo sceriffo disarmato. Tanto che poi nel commentare il fatto specifico, Sala fa una mezza retromarcia: «In questo caso l'agente che ha sparato a bruciapelo, ha visto quell'altro impugnare la pistola e ha sparato. Il poliziotto aveva esperienza».