VENEZIA - Emanuela aveva tutto: bellezza, intelligenza, il successo nel lavoro, grazie alla passione per il calcio, che era riuscita a trasformare in una brillante carriera da manager nel marketing sportivo. Eppure c'era qualcosa dentro che le stava scavando l'anima, fino a divorarla. Un male silenzioso, oscuro e subdolo, fatto di ossessione per la magrezza e dalla ritrosia verso il cibo, visto come un veleno da cui liberarsi. Quel male, chiamato anoressia acuta, l'ha portata alla morte nel novembre 2023, a soli 34 anni.

La tragedia di una figlia che muore è anche il dramma interiore di un padre che non si accorge di quanto le sta accadendo, se non quando tutto ormai è irrimediabilmente compiuto. E si fa mille domande su quello che non ha visto arrivare, su ciò che poteva fare e non ha fatto. Trovando come unica risposta quella di dedicarle un libro: non tanto (o non solo) per ricordarla, ma soprattutto per aiutare altre ragazze ad uscire dal gorgo della malattia e a salvarsi. Perchè una salvezza è sempre possibile, pur tra mille difficoltà. È quello che ha fatto, in nome di sua figlia Emanuela, Giorgio Perinetti, 75 anni, uno dei più prestigiosi direttori sportivi italiani (Juve, Roma, Napoli, Palermo e Venezia tra i tanti club con cui ha lavorato in 50 anni di carriera) con "Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l'anoressia e ciò che resta di bello", scritto in collaborazione col giornalista Michele Pennetti. «Non ho visto arrivare il disagio - racconta Perinetti -, i segni del malessere, che pure ripensandoci, dopo tanto tempo, forse c'erano». Il libro sarà presentato giovedì 29 gennaio alle 18, all'M9 di Mestre. Modera il direttore del Gazzettino, Roberto Papetti.