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27 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:20

Si complica la mezza crisi diplomatica aperta tra Italia e Israele dopo la dichiarazione dell’Idf che è stato “un soldato” e non un colono, civile per quanto armato, a fermare i due carabinieri domenica scorsa nelle vicinanze di Ramallah in Cisgiordania, costringendoli a inginocchiarsi sotto la minaccia di un fucile mitragliatore per poi rilasciarli, intimando loro di non ripresentarsi da quelle parti. Per Roma, che ha reagito convocando alla Farnesina l’ambasciatore Jonathan Peled, sarebbe “ancora più grave” se ad agire fosse stato un militare. Ma il governo di Tel Aviv per ora nega, rimane sulla promessa di accertamenti fatta lunedì da Peled. Ora però il nostro ministero degli Esteri sta interloquendo anche con l’addettanza militare dell’ambasciata israeliana a Roma.

Il portavoce delle Israeli defense forces, a richiesta del Fatto, ha risposto: “Domenica un soldato ha individuato un veicolo che si dirigeva verso la comunità di Sde Ephraim lungo una strada chiusa al traffico civile in base alla valutazione della situazione operativa e designata come zona militare chiusa. Il soldato – prosegue il portavoce Idf – ha quindi classificato il veicolo come sospetto. Poiché al momento non è stata identificata la targa diplomatica, il soldato si è avvicinato al veicolo per fermarlo, puntando l’arma senza aprire il fuoco, e ha ordinato ai passeggeri di uscire dal veicolo e di identificarsi. Una volta che i passeggeri si sono identificati come diplomatici, il soldato li ha immediatamente rilasciati e ha segnalato l’incidente ai suoi comandanti. Da un’indagine preliminare – informa ancora l’Idf – risulta che il soldato ha agito in conformità con le procedure previste in caso di incontro con un veicolo sospetto. Tuttavia, non ha agito in conformità con le procedure applicabili ai veicoli diplomatici, poiché il veicolo non era stato identificato come tale. Il soldato è stato convocato per un colloquio chiarificatore e una revisione delle procedure, che saranno inoltre rafforzate per tutti i soldati nella zona della Giudea e della Samaria”. La stessa risposta è stata inviata alla Rai di Gerusalemme.