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Per anni hacker cinesi avrebbero spiato i telefoni di Downing Street, colpendo collaboratori dei premier Johnson, Truss e Sunak. L’attacco, scoperto nel 2024, riaccende l’allarme sicurezza nei rapporti con Pechino
Per diversi anni, telefoni e comunicazioni nel cuore del potere britannico sarebbero stati vulnerabili a un’operazione di spionaggio informatico attribuita alla Cina. A finire nel mirino non sarebbero stati semplici funzionari, ma membri di primo piano dell’apparato governativo di Downing Street, inclusi collaboratori diretti di tre primi ministri: Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak. L’intrusione, scoperta solo nel 2024 dalle agenzie di intelligence occidentali, risalirebbe almeno al 2021 e avrebbe consentito agli hacker di accedere a dati sensibili, come messaggi, chiamate e soprattutto metadati strategici. Anche senza intercettare il contenuto delle conversazioni, la possibilità di ricostruire reti di contatti, abitudini e spostamenti di figure chiave del governo rappresenta un rischio enorme per la sicurezza nazionale. Fonti vicine all’intelligence parlano di una violazione “profonda”, capace di esporre il funzionamento interno del potere esecutivo britannico a un attore straniero ostile.






