"Condannate Piero De Luca a due anni”. È la richiesta del sostituto procuratore generale Giovanna Lepore alla Corte d’Appello di Salerno nell’ambito del processo sul fallimento Ifil. Dopo quasi dieci anni, la vicenda si avvia alla conclusione in secondo grado.
In primo grado il deputato salernitano e segretario regionale del Partito democratico, figlio dell’ex presidente della Regione Vincenzo De Luca, era stato assolto dal Tribunale di Salerno dall’accusa di bancarotta impropria. Ieri mattina si è svolta la requisitoria con la richiesta di condanna per gli imputati.
Due anni e cinque mesi per Luigi Avino ed Emilio Ferraro, due anni per Piero De Luca, un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti e la conferma a due mesi, in continuazione con una precedente sentenza, per Giuseppe Amato junior, rampollo della storica famiglia del pastificio salernitano. Amato jr era stato l'unico ad essere stato condannato in primo grado. Posizione stralciata dalle richieste di condanna per Marianna Gatto, ex moglie di Amato.
Il deputato dem era finito al centro dell’inchiesta sul fallimento della Ifil per alcuni biglietti aerei che erano stati pagati dalla società che si occupava di consulenze immobiliari e che ruotava intorno alla trasformazione in unità residenziali dell’ex Pastificio Amato di Mercatello. In particolare, De Luca jr aveva beneficiato di biglietti per Lussemburgo, dove all’epoca lavorava come avvocato, per un valore complessivo di 14mila euro tra il 2009 e il 2011. Il 23 febbraio si torna in aula con le discussioni delle difese e la decisione. Piero De Luca è difeso dall’avvocato Andrea Castaldo.









