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Nei trenta brani in gara (troppi) un po' di ironia e qualche sorpresa. Come Tredici Pietro

Di certo avrebbe potuto andare peggio. Carlo Conti definisce la canzoni in gara come un "bouquet variegatissimo" (slogan già usato nel 2017) e non ha torto visto che dal country folk fino al reggaeton e al para-musical in gara a Sanremo ci sarà di tutto un pop. Però in questo bouquet sono più i fiori da campo che le rose e le orchidee. Attenzione: quello di ieri nello Studio Tv3 di Corso Sempione a Milano è stato il primo ascolto di trenta canzoni una dopo l'altra, praticamente le sabbie mobili per un giudizio definitivo. Comunque ci sono già le prime coordinate per capire l'effetto che farà il prossimo Festival.

Dunque ci sono le sorprese. Tredici Pietro è un "effetto wow" con Uomo che cade, un rap che diventa pop davvero sorprendente e soprattutto coinvolgente, e Ditonellapiaga con Che fastidio!, una sorta di Nuntereggae più di Rino Gaetano adattata ai nostri tempi e perfetta per la "memeficazione" sui social. Anche l'italotunisino Sayf, un signor nessuno per il pubblico di Raiuno, sorprende con Tu mi piaci tanto, testo azzeccato (con citazione dell'"imprenditore" che dice "l'Italia è il paese che amo") e ritornello che non si stacca più. Mara Sattei di Le cose che non sai di me sorprende perché è finalmente a fuoco, mentre Levante perché scrive testo e musica da sola e si affida a una prova vocale importante e Francesco Renga torna Renga azzeccando Il meglio di me e facendo dimenticare il peggio. Anche Fulminacci lascerà il segno con un testo d'autore ("E passeranno classifiche e Sanremi") e con Stupida fortuna che diventa un ritornello irresistibile. Ci sono anche le sorprese mancate, come le Bambole di Pezza che levano il pedale e il vocabolario dall'acceleratore per una Resta con me poco incisiva. Poi ci sono le conferme. Malika Ayane ricorda (senza fare confronti) la Vanoni sudamericana, e i suoi Animali notturni sono una bella prova d'autore.