I coniugi Raffaello e Benvenuta Graziani avevano forse riposto in Firenze la speranza di una vita nuova, quando intorno al 1930 si misero in viaggio dalla Turchia, con i sei figli Salomone, Nissim, Calò, Maria, Giuseppe, e il piccolo Haim Vitale. La settima, Sara, nacque nel 1935, nove anni prima della tragedia che colpì la famiglia ebrea dei Graziani. Tra il 20 e il 21 maggio del 1944, cinque di loro furono arrestati dagli agenti dell’Ufficio per gli affari ebraici su comando del fascista Giovanni Martelloni. Raffaello e Benvenuta, insieme a Sara, Haim Vitale e Maria, rimasero dodici giorni in carcere, poi il trasferimento nel campo di Fossoli, e il 26 giugno del 1944 furono deportati ad Auschwitz. Solo Maria, allora ventenne, sopravvisse fino alla liberazione, ed è anche grazie alla sua testimonianza che la storica Marta Baiardi ha potuto ricostruire, con carteggi e documenti d’archivio, e con il supporto della comunità ebraica fiorentina, la storia di questa famiglia vittima degli esecutori italiani dello sterminio nazifascista. Non ci sono certezze sulle motivazioni che spinsero i Graziani a lasciare il paese natale, specifica Baiardi, studiosa della Shoah e ricercatrice all’Istituto storico Toscano della Resistenza; in quegli anni ci furono diversi movimenti migratori e di rimpatrio, e i coniugi avevano discendenze italiane, ma le ragioni dovevano essere forti, animate da una qualche forma di speranza.