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L'ultima retata a dicembre, poi tutto come prima. Sos crimini: 7mila denunce ogni 100mila milanesi

"C'è un complotto politico per fare del male a Milano, per raccontarla come non è" diceva pochi giorni fa il sindaco milanese Giuseppe Sala.

Eppure quando c'è da raccontare il boschetto di Rogoredo, le parole sono sempre quelle: droga, delinquenza, degrado, prostituzione. Da anni. Non è questione di interpretazioni, né di "lanciare" il pacchetto sicurezza del governo. Più che mai necessario. L'effetto far west è palpabile e - sempre parafrasando il sindaco - non è solo "una percezione". La piazza dello spaccio più grande di Milano ha più volte dimostrato di essere inattaccabile. La smantelli e lei ritorna, subdola, più organizzata. Intercetta "il mercato", smercia droghe più economiche che ti mandano fuori con due euro. Non si camuffa nemmeno più. Gli spacciatori fanno affari in pieno giorno, senza particolari scrupoli. E la sera, sopra un tappeto di siringhe da anni Ottanta, girano zombie solitari, inconsapevoli: si gettano a terra tra l'immondizia e stanno lì, mezzi morti. Se non fosse per i volontari che presidiano l'area, forse morti lo sarebbero davvero.