Quando i carabinieri finirono al centro di una campagna di infamanti accuse sul caso Ramy, avvisai i naviganti che scatenare la caccia contro i militari dell’Arma, trattati come dei presunti colpevoli, era sbagliato e pericoloso. Seguirono disordini al quartiere Corvetto. Le accuse ai carabinieri sono cadute, ma la propaganda e la caccia allo sbirro non si sono mai fermati. Un altro fatto alimenterà questo clima avvelenato: Rogoredo, periferia di Milano, zona di spaccio di droga, alcuni uomini della polizia in borghese vengono avvicinati da un giovane nordafricano, ha in mano una pistola (è caricata a salve, ma questo gli agenti non possono saperlo) e la punta contro gli agenti. Un poliziotto spara, il giovane muore, è un marocchino di 28 anni, ha precedenti per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.
Segue dibattito, con l’opposizione che parte con un doppio registro, che alterna a seconda della convenienza. Primo round: il giro di vite del centrodestra è un «sistema repressivo», un insieme confuso di norme liberticide che non servono a niente; secondo round: la sinistra si mette il distintivo «legge e ordine» e, con una formidabile capriola securitaria, afferma che il governo sulla sicurezza ha fallito. A questi slogan si è aggiunto in queste ore un terzo elemento che fa leva sulla propaganda anti-trumpiana: la presenza in Italia, nella delegazione americana che parteciperà alle Olimpiadi invernali di Milano -Cortina, di agenti dell’Ice (United States Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia per il controllo dell’immigrazione). L’opposizione sostiene che dopo i disordini in Minnesota e l’uccisione di un manifestante, gli agenti Ice non devono mettere piede in Italia.







