Nell’immaginario comune, il fastidioso russamento notturno appartiene al mondo degli adulti: al fumatore, alla persona in sovrappeso o al nonno che schiaccia un pisolino in poltrona... Eppure, il fenomeno riguarda da vicino anche i più piccoli, dai neonati di 6-8 mesi fino agli adolescenti. Ma perché il bambino russa? “La risposta non è quasi mai legata alle abitudini di vita, come spesso accade per gli adulti, ma a una questione di spazio e di crescita”, spiega Giovanni Cristalli, responsabile dell’Unità operativa di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Le cause

“La causa principale del russamento pediatrico - continua l’esperto - risiede nell’ipertrofia del tessuto adenoideo e tonsillare. Le adenoidi, situate dietro il naso, e le tonsille, che si trovano ai lati della gola, fanno parte del cosiddetto Anello di Waldeyer, una vera e propria barriera immunitaria. In età pediatrica questo tessuto è in piena attività: sta imparando a conoscere batteri, virus e funghi del mondo esterno. Per rispondere a questi ‘attacchi’, le adenoidi e le tonsille si ingrossano. Quando l’ingrossamento è eccessivo, si crea un’ostruzione meccanica: l’aria fatica a passare, il muco ristagna e il bambino inizia a respirare con la bocca e a russare”. Esiste poi una piccola nicchia di pazienti in cui il problema è legato a fattori genetici o conformazioni fisiche, come la Sindrome di Down (dove la lingua è più grande e arretrata), l’obesità o malformazioni dello scheletro facciale.