Ci sono due cose che vengono subito in mente davanti a una data, il 25 gennaio, e a un luogo, l’Egitto. Le prime proteste che proprio in quel giorno del 2011 esplosero per le strade del Cairo, preludio di quella primavera araba che avrebbe poi investito il paese e portato alla caduta del presidente Hosni Mubarak. E poi la scomparsa avvenuta sempre al Cairo quello stesso giorno, nel 2016, del ricercatore italiano Giulio Regeni, trovato poi morto il 3 febbraio dello stesso anno, sul ciglio di un’autostrada. Rapito, torturato e ucciso da agenti dei servizi di sicurezza di un regime brutale e paranoico. Quello del presidente Al Sisi, segno delle speranze tradite delle rivolte del 2011.Sono passati dieci anni dal giorno in cui Giulio Regeni spariva al Cairo. Dieci anni di silenzi, depistaggi e menzogne da parte delle autorità egiziane. Dieci anni di ipocrisia da parte dei governi italiani che si sono succeduti che, da una parte hanno continuato a chiedere verità e giustizia, dall’altra non hanno smesso di intrattenere relazioni diplomatiche e commerciali particolari con il Cairo. Il processo sul caso Regeni, che si tiene in Italia in assenza degli imputati, è intanto temporaneamente bloccato per questioni procedurali.Quegli ultimi giorni, in un docufilmDieci anni senza GiulioTutto il male del mondoL’importanza della memoriaA dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni sono ancora tantissimi i punti da chiarire di una ferita che è ancora scoperta. A ripercorrere le tappe principali di questa terribile storia è ora il docufilm Giulio Regeni - Tutto il male del mondo.“Abbiamo fatto un film per far sì che questa storia non svanisca, che non se ne perda la memoria. Crediamo che grazie alla memoria ci possa essere la giustizia ma perché ci sia la memoria ci deve essere il racconto”, spiega a Wired il regista, Simone Manetti.Dieci anni senza GiulioGiulio Regeni nasce a Trieste il 15 gennaio 1988. Dopo la laurea triennale in “Arabic and Politics” all’università di Leeds e una laurea specialistica in “Development studies” alla prestigiosa università di Cambridge, dal 2014 proprio a Cambridge inizia il suo dottorato, focalizzato sullo studio dei sindacati indipendenti dell’Egitto. Questo lo porta a trasferirsi al Cairo per le sue ricerche sul campo. E proprio per la sua attività da ricercatore finisce nei radar del regime di Al Sisi.Il 25 gennaio 2016 Giulio Regeni sparisce nel nulla. È il giorno del quinto anniversario dell’inizio della primavera araba e sta andando a un appuntamento con un professore italiano della British University del Cairo, Gennaro Gervasio. Non si presenta: prima il suo cellulare squilla a vuoto, poi risulta spento. Per giorni non si sa niente del ragazzo. I suoi genitori, Paola Deffendi e Claudio Regeni, si recano al Cairo, la diplomazia italiana si mette al lavoro per fare luce su quello che può essere successo e le autorità egiziane non forniscono elementi utili.Il 3 febbraio, a dieci giorni dalla sua scomparsa, il corpo di Giulio Regeni viene trovato sul ciglio di un’autostrada fuori dalla capitale egiziana con “tutto il male del mondo” impresso sul suo viso, come dirà poi la madre per definire le condizioni del corpo, ricoperto di ferite, lividi, fratture e bruciature. Da quel momento inizia un calvario fatto di menzogne e depistaggi da parte delle autorità egiziane, che prima parlano di un incidente, poi di una rissa, infine di una rapina andata male. Con il passare del tempo le investigazioni italiane rivelano quello che sembrava chiaro fin dall’inizio: dietro al rapimento, alle torture e all’omicidio di Giulio Regeni ci sono i servizi segreti egiziani. Da tempo lo pedinavano, convinti, come spesso succede nei regimi dittatoriali più paranoici, che dietro le attività di ricerca di un cittadino straniero potessero esserci attività sovversive di qualche tipo contro l’Egitto.Tutto il male del mondoLa frase di Paola Deffendi è oggi il titolo di un docufilm che ripercorre minuziosamente la storia di Giulio Regeni, dalla sua scomparsa fino ai giorni nostri. “Abbiamo deciso di raccontare la storia di Giulio, di mettere in fila tutto quello che è successo in questi dieci anni. Spesso delle storie se ne trattiene l’essenza ma i dettagli si perdono. Nel caso di questa storia però i dettagli sono tanti, fanno la differenza, quindi ci siamo sentiti in dovere di ripercorrere tutto”, spiega a Wired Simone Manetti, regista di Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, scritto con Emanuele Cava e Matteo Billi, prodotto da Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto per Ganesh Produzioni e da Domenico Procacci e Laura Paolucci per Fandango.La locandina del film Giulio Regeni - Tutto il male del mondo.