"Cari giornalisti italiani, vi scrivo senza spirito di rivalsa e senza chiedere indulgenza.

Vi scrivo per chiedere riflessione. Per mesi la mia vicenda è stata osservata, commentata, amplificata con un'attenzione insistente, talvolta ossessiva. Un'attenzione che non si è limitata ai fatti, ma che ha inciso profondamente sulla mia vita: sulla mia reputazione, sul mio lavoro, sulla mia salute, sulla mia dimensione umana. Oggi, mentre alcuni nodi iniziano finalmente a sciogliersi, temo che lo stesso zelo non accompagnerà la ricostruzione della verità con pari intensità". Così Maria Rosaria Boccia commenta la decisione del Tribunale di Roma di annullare la sanzione da 150mila euro che il Garante della Privacy aveva comminato alla Rai per la diffusione dell'audio tra l'ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini da parte di Report, relativo al suo presunto contratto con il ministero della Cultura.

"So bene come funziona il meccanismo mediatico: l'attacco fa rumore, la rettifica molto meno. Ma è proprio in questo scarto che si misura la credibilità dell'informazione e la coscienza di chi la esercita. È facile accanirsi contro chi è esposto e più difficile - sostiene Boccia - interrogare il potere, soprattutto quando quel potere è interno allo stesso sistema. Non vi chiedo di prendere posizione per me. Vi chiedo, però, di ristabilire un equilibrio, di guardare ai fatti con la stessa severità con cui mi avete giudicata, di applicare lo stesso metro, la stessa attenzione, la stessa profondità di analisi. La dignità non è un favore: è un diritto. E può essere ferita non solo da ciò che si racconta, ma anche da ciò che si sceglie di non raccontare.